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sabato 4 settembre 2010

19. Situazioni difficili per Knopfler

In uno scenario western, al tramonto, possiamo immaginare di sentire la canzone Follow me , nella quale  Knopfler dice: 
"Okay, il prete grida/ Che stasera la Vergine salirà in cielo/ Per tutto il giorno/ Sono rimasto da solo/ E quando la campana della chiesa ha suonato/ Sono rimasto fuori sulla torre/ Nel sole che tramontava/ Ora vieni donna, seguimi  a casa/ Bene, non ho bisogno di preti/ Ma amo tutti/ E partecipo alla festa/ quindi bevo il mio vino".

In Skateaway c'è l'esclamazione "Alleluia, ecco che arriva la regina dei pattini". 
E' tipica della religione ebraica, poi trapiantata nel Cristianesimo, la parola "Alleluia":  se la scomponiamo, Allel significa Lodare (Hallel הַלְּל), Lu esprime la seconda persona plurale voi (וּ) , Jah o Yah  (יָהּ) significa Dio ed è proprio l'abbreviazione di YHWH (יהךה), il tetragramma impronunciabile che esprime il concetto del principio dell'Essere (Io Sono) cincidente con Dio stesso.

"E' stata creata in paradiso/ Il paradiso è nel mondo/ E' solo un amore al volo [...] Sai che sono stato creato per stare con la mia ragazza/ Come un sassofono è fatto per andare con la notte [...] ".
Questa suggestiva sinestesia, che insieme a molte altre compare in Expresso Love, è associata al concetto di creazione, proprio dell'ebraismo e successivamente assunto dal cristianesimo; la creazione si differenzia concettualmente dalla generazione per due punti sostanziali: 1.  chi crea (il creatore) è ontologicamente superiore a chi è creato (la creatura) e non è possibile una reversibilità fra i due
2. il creatore (l'Essere, all'infinito) crea dal nulla ex nihilo una creatura (l'ente o l'essente, al participio; cioè colui che partecipa dell'Essere cioè dell'infinito che è solo Dio); il genitore (che è un ente), invece, genera a partire dalla materia (il seme).
Una differenza fra questi due concetti fu resa dogma nei concili di Nicea I (325 d. C.) e di Costantinopoli I (381 d. C.) e rimane espressa nel Simbolo che recita, riferendosi a Gesù Cristo: "generato e non creato della stessa sostanza del Padre": perciò Cristo è Dio a tutti gli effetti, per la teologia cristiana, e se fosse stato creato non potrebbe esserlo.
Il concetto di paradiso, evocato a più riprese da questi e altri testi dei Dire Straits esprime una dimensione estranea allo spazio (l'infinito)  e al tempo (l'eterno).  Si è tentato paradossalmente di spazializzare nelle rappresentazioni il paradiso, che è divenuto un "luogo" nel quale v'è l'eterno scorrere della vita dei defunti. Paradesha è il termine originario sanscrito che esprime questo paradosso della localizzazione di ciò che è fuori dallo spazio e indica infatti un luogo superiore,  che venne in seguito compreso e mutuato anche nella nostra cultura occidentale: così, in espressione iranica, pairidaeza indicò un luogo "creato attorno"  (pairi = attorno) e (-diz = creare) che confluì nel greco paràdeisos (greco) del quale abbiamo parlato già, fino al latino paradisus, da cui derivò il sostantivo italiano paradiso.


Torniamo ora ai Dire Straits, ricordando che tutti i testi del gruppo britannico sono stati scritti da Mark Knopfler:

"Qualcuno nei corridoi è stato sentito starnutire/ Santo Iddio, potrebbe essere una malattia industriale? [...] il guardiano è stato messo in croce perché dormiva lì al suo posto [...] I lavoratori sono disgustati, depongono gli attrezzi e protestano [...] tutti sono d'accordo/ Che questi sono i tipici sintomi di una stretta economica; [...] La filosofia non serve a nulla e ancora meno la teologia/ La storia ribolle, c'è un ristagno nell'economia/ i sociologi inventano nuove parole che significanoLa Malattia Industriale[...]Due uomini sostengono di essere Gesù, uno dei due deve aver torto [...] Intanto il Gesù originale diceAvrei il rimedio immediato/ Aboliamo i lunedì mattina e i venerdì pomeriggio;/ l'altro fa lo sciopero della fame, sta morendo lentamente/ Come ha fatto Gesù a prendere la Malattia Industriale?"
(da Industrial Disease)
 In queste parole trapela uno scetticismo religioso che tuttavia fa ricorso al cristianesimo, addirittura clonandone il fondatore, ossia la divinità. Questa antitesi fra il vero e il falso Gesù Cristo evoca in qualche forma un concetto chiave della teologia cristiana, ossia le due nature nella seconda persona della Trinità, che è Dio Figlio cioè Gesù Cristo stesso: la natura divina, affermata dal Concilio di Nicea I, già citato sopra, e la natura umana, affermata dal Concilio di Calcedonia del 451 d. C.

Scrive ancora Knopfler:
"Cammini lassù su un filo sospeso/ sei una danzatrice su un ghiaccio sottile/ Non ti importa del pericolo/ E ancor meno dei consigli/ I tuoi passi sono proibiti/ Ma, conoscendo il tuo peccato/ Butti via il tuo amore agli estranei/ E la prudenza al vento [...] Ci vuole l'amore piuttosto che l'oro/ Spirito e non materia/ Per fare quello che devi/ Quando le cose che hai/ possono cadere e andare in frantumi/ O scorrere tra le tue dita come polvere".
(da Love over Gold)
 Nel Salmo 89 il salmista rivolgendosi a Dio dice "Tu fai ritornare l'uomo in polvere"; parla della polvere, quella terra rossa originaria, dalla quale deriva Adamo (in ebraico אָדָם),  che significa "fatto di terra rossa" e che designa non solo il primo ma ogni uomo: terra si dice, infatti, Adamah (in ebraico אֲדָמָה); il concetto di polvere è molto presente nella Bibbia ebraica e in quella cristiana; un altro esempio: "Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza il povero" (Salmo 112). Si parla nei versi di Knopfler anche della prudenza che, con la temperanza, la giustizia e la fortezza, costituisce le quattro virtù cardinali, mutuate dallo Stoicismo, e così chiamate perché poste ai cardini della morale cristiana.

Dice ancora Mark:
"Ho sentito che i Sette Peccati Capitali/ E i Gemelli Terribili sono passati a farti visita/ Più grossi sono, cara/ Più ti attaccano duramente/ E tu sei sempre la stessa tu insisti/ Nello stesso vecchio campo dei piaceri/ Oh e non piove mai qui intorno/ Diluvia soltanto"
(da It never rains)

Oltre ai vizi o peccati capitali, Superbia, Avarizia, Accidia, Invidia Ira, Lussuria, Gola, qui citati compare il tema del diluvio, conseguenza del peccato dell'uomo nella teologia ebraica e cristiana: tutti conosciamo la storia di Noè, per non parlare delle altre mitologie (Utnapishtim nell'Epopea di Gilgamesh; l'Indù Puranica di Manu; il mito di Deucalione e Pirra).
Nella cultura ebraico-cristiana al peccato segue il diluvio come punizione per l'espiazione... 

Il peccato e le sue conseguenze; la distruzione e il ritorno alla polvere originaria; la "malattia industriale": abbiamo riflettuto con Mark Knopfler su queste situazioni difficili che l'esistenza sulla terra impone agli uomini di fede in prospettiva di un'altra vita oltremondana;  i Dire Straits con questi testi non analizzano propriamente un'esperienza religiosa del "male radicale" o del "peccato originale", ma ci fanno meditare insieme a loro sulle situazioni difficili che si sviluppano nell'esistenza e, infatti, Dire Straits significa letteralmente proprio situazioni difficili.
Dario Coppola

giovedì 26 agosto 2010

18. Per amore Mark trafigge il drago


"La campana della chiesa lancia il suo richiamo cercando/ di raccogliere un po' di gente per il Vespro/ Nessuno si lascia attrarre dai suoi rintocchi"

(da Lions)

 E' indubbio il riferimento religioso, in queste parole tratte da una canzone dei Dire Straits, che anticipa il tema, poi sviluppato in Tunnel of Love, della ricerca dell'altro, in questo caso la ricerca di un giovane uomo da parte di una giovane donna nel contesto dell'amore.
L'ambientazione del testo citato è suggestiva e, soprattutto, è religiosa:
sullo sfondo c'è quella preghiera che l'uomo rivolge a Dio Padre, attraverso l'orazione incessante del Cristo mediatore, nello Spirito Santo che unisce tutto e tutti col suo amore;
c'è quella preghiera che la Chiesa pronuncia di ora in ora in ogni parte della terra, per la santificazione del tempo e dello spazio, e che oggi è chiamata Liturgia delle Ore;
Nel testo di Lions dei Dire Straits campeggia, fra le ore della giornata, quella suggestiva del crepuscolo,   il momento blu del vespro quando non si sa, se guardiamo solo il cielo, in quale momento della giornata ci troviamo. I Vespri, nella liturgia quotidiana della Chiesa, sono una preghiera per ringraziare il Signore del tempo, della giornata trascorsa; un'orazione fatta di inni, salmi, cantici e intercessioni, che si conclude con il Magnificat (Cantico della Beata Vergine Maria) e, talora, con un'antifona mariana, cioè rivolta alla Madonna.

Anche nei testi dei Dire Straits ricorre spesso l'evocazione della Madonna:

"Santa Maria, i tuoi figli vengono massacrati/ E qualcuna di voi madri dovrebbe rinchiudere le proprie figlie/ Chi protegge gli innocenti?".
(da Once upon a time in the West)

E in Lady Writer:
"Proprio nel modo in cui i capelli le incorniciavano il viso/ E ricordo come ho perso la grazia di Dio/ In un altro tempo, in un altro luogo".

In questa canzone, utilizzata dalla TV come sigla di un programma dedicato alle scrittrici, Knopfler parla di un sua ex ragazza e dice:
"La scrittrice alla televisione/ Parla della Vergine Maria/ Mi faceva venire in mente te/ Speranze lasciate in sospeso aspettando un sì"; e ancora recita il testo: "Parla della Vergine Maria/ Sai che parlo di te e di me/ E della scrittrice della televisione".



In Communiqué il contenuto testuale è misterioso: non si sa se si parla del genere umano o di Mark Knopfler stesso:

"Vogliono avere una dichiarazione per amor del Cielo".


In Angel of Mercy, testo che contiene tematiche semplici sia pure prese fra l'amore, la teologia e la mitologia, leggiamo:

"Angelo misericordioso, lascia che il tuo cuore guidi la ragione/ Non voglio i tuoi soldi, voglio te invece/ Non ho bisogno di un rifiuto, no/ Angelo misericordioso, stasera fammi toccare il paradiso".

E' chiaro che Mark si rivolga ancora una volta a una donna della quale è innamorato; certamente l'immagine è misticheggiante: l'Angelo richiama anche l'elemento femminile se lo leghiamo all'annunciazione dell'arcangelo Gabriele a Maria;
si parla anche di misericordia: questo concetto dell'amore misericordioso è mistico e consiste nel rivolgere i cuori verso i miseri, quei poveri, tanto cari a San Luca, autore del terzo Evangelo, in cui è contenuto proprio  il Magnificat (Evangelo secondo Luca 1,48-55), che già citavamo a proposito dei Vespri. Nelle parole di Maria compaiono temi già espressi nel Primo Testamento (l'Antico), ad esempio nei Salmi e nel Cantico di Anna, che si trova nel Primo libro di Samuele (1Sam 2,1-10), ove ci si riferisce proprio ai poveri, agli umili.

 In un'altra canzone, Angel of Mercy, troviamo alcuni temi che evocano, ancora una volta, il Salmo 22 (23), notissimo per il suo incipit,  nei cui versi finali si parla di una ricompensa che consiste nella felicità e nella grazia: "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;/ su pascoli erbosi mi fa riposare,/ ad acque tranquille mi conduce./ Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome [...] Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici;/ cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca./ Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,/ e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni".
Sempre in questa canzone dei Dire Straits è evocata anche l'immagine del  drago, icona della mitologia cananea: i draghi compaiono pure nei salmi: "Tu con potenza hai diviso il mare/ hai spezzato la testa dei draghi sulle acque" dal Salmo 73 (74); "Camminerai su aspidi e vipere/ schiaccerai leoni e draghi" dal Salmo 90 (91).

Il drago non è solo presente nella mitologia ebraica ma anche in quella cristiana. E' noto il mito di san Giorgio, tratto dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, nel quale si narra di un drago, che stava in uno stagno di Selem in Libia, il quale minacciava gli abitanti che per calmarlo quotidianamente lo cibavano con le loro pecore; in mancanza di bestiame, gli furono dati in pasto dei giovani finché, un giorno, fu  estratta fra essi Silene, figlia del re, il quale offrì tutti i suoi averi per risparmiarla alla morte, suscitando nel popolo la ribellione; allora il re si rassegnò e Silene fu condotta al supplizio. San Giorgio era un eroico cavaliere che, passando presso lo stagno, venne a conoscenza della storia e si offrì per difendere Silene: egli trafisse con la sua lancia il drago, al collo del quale pregò la principessa di legargli la sua cintura ed entrambi lo portarono, come fosse un cane, a Selem. Giorgio placò quindi gli spaventati abitanti dicendo che in cambio della loro conversione, che ottenne subito, avrebbe ucciso il drago che fu così sacrificato e trascinato fuori da otto buoi.


Torniamo ad Angel of Mercy dei Dire Straits:

"Bene, c'è una luna da Peter Pan, che è la delizia del pastore/ Ho affrontato il drago a mezzogiorno, sì e ho vinto il combattimento/ Ora voglio la mia ricompensa stasera in paradiso, come mi hai promesso/ Angelo misericordioso, non c'è bisogno di allarmarsi/ Il cavaliere nella sua armatura vuole una notte tra le tue braccia/ Sai che è sincero [...] Angelo misericordioso, angelo di delizia, dammi la mia ricompensa stasera in paradiso/ E se smetterò di usare la mia spada, non mi lascerai fare ciò che è giusto/ Dolce angelo?"


Non può non affiorare alle nostre menti la leggenda di san Giorgio e il drago, scorrendo anche i testi di Knopfler certamente dedicati, ancora una volta, alla sua principessa.


Dario Coppola

lunedì 2 giugno 2008

17. Per la pace una lotta continua



La scelta della vita religiosa, se accompagnata da coerenza e concreta santità ("santo" significa separato, distinto dagli altri per vera eccellenza...) affascina De Gregori:



"[...] Nella tua stanza, sotto il ritratto di Sturzo,/ il crocifisso ti faceva l'occhiolino e tu pregavi con la faccia sul cuscino,/ un po' di pane e un po' di vino./ E nella chiesa l'incenso che brucia se ne va,/ che lingua parla l'agnello che oggi morirà? /e chi lo benedirà... ah aaahh... /un po' di pane e un po' di vino... /Con la tua tonaca e il tuo breviario di Dio sei andato a spasso con la tua bicicletta verso il cielo/ con la tua sciarpa da bambino fin sugli occhi verso il paese dei balocchi/ E nella chiesa l'incenso che brucia se ne va/ che lingua parla l'agnello che oggi morirà/ e chi lo benedirà... ah aaahh".

(da "Vocazione 1 e 1/2" da "Theorius Campus").

I versi del cantautore romano sono solenni nel parlare di Giovanna d'Arco:

"[...] Perché ho visto la Francia, dalla neve al mare,/ e sul piatto della bilancia la mia vita pesare/ e le colombe, i serpenti e gli sciocchi ed il rosso ed il nero/ e questo l'ho cantato con la voce che avevo./ Perché ho visto il mio destino, la mia stella di ragazza,/ sanguinare e bagnarsi sotto la mia corazza/ e dicono che una notte abbia sentito una canzone,/ una voce che chiamava e che diceva il mio nome."

(da "Giovanna d'Arco").

Completiamo così il nostro omaggio a Francesco De Gregori con tre sue vecchie canzoni, riproposte anche nell'album "Tra un manifesto e lo specchio", delle quali riportiamo integralmente i testi:

"Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi/ e gli occhi e un cuore che non basta agli occhi/ e per la tranquillità di chi va per mare/ e per ogni lacrima sul tuo vestito,/ per chi non ha capito./ Santa Lucia per chi beve di notte/ e di notte muore e di notte legge e cade sul suo ultimo metro,/ per gli amici che vanno e ritornano indietro/ e hanno perduto l'anima e le ali./ Per chi vive all'incrocio dei venti ed è bruciato vivo,/per le persone facili che non hanno dubbi mai, /per la nostra corona di stelle e di spine,/ per la nostra paura del buio e della fantasia./ Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata/ e un ragazzino al secondo piano che canta, ride e stona/perché vada lontano, fa' che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe,/anche la solitudine."

("Santa Lucia" da "Banana Republic").

Il secondo brano di questo nostro trittico conclusivo è una riflessione sull'avvento, sulla venuta di qualcuno... non si sa di chi... ma è indubbio l'inserimento di tale attesa nel brano intitolato "Natale":

"C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada/ le ragazze ritornano in tram ci scommetto che nevica,/ tra due giorni Natale ci scommetto dal freddo che fa./ E da dietro la porta sento uno che sale/ ma si ferma due piani più giù/ un peccato davvero/ ma io già lo sapevo che comunque non potevi esser tu/ E tu scrivimi, scrivimi se ti viene la voglia e raccontami quello che fai se cammini nel mattino/ e ti addormenti di sera e se dormi, che dormi e che sogni che fai./ E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti/ per i conti che non tornano mai se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso quell'allegra tristezza che c' hai/ Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano come un treno dentro a una galleria/ tra due giorni è Natale e non va bene e non va male/ buonanotte torna presto e così sia./ E tu scrivimi, scrivimi se ti viene la voglia/ e raccontami quello che fai se cammini nel mattino/ e ti addormenti di sera e se dormi, che dormi e che sogni che fai."

("Natale" da "De Gregori").

Già Francesco De Gregori aveva cantato la morte di Babbo Natale:

"[...] E la neve comincia a cadere,/ la neve che cadeva sul prato/ e in pochi minuti si sparse la voce/ che Babbo Natale era stato ammazzato. /Così Dolly del mare profondo e il figlio del figlio dei fiori si danno la mano e ritornano a casa, tornano a casa dai genitori. "


(da "L'uccisione di Babbo Natale" da "Bufalo Bill").

Il nostro trittico di testi, citati in toto, si conclude con la presenza, tutt'altro che edulcorata o idealizzata, di colui che ha detto, paradossalmente: "Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" (Evangelo secondo Matteo, Mt 10,24): è proprio Gesù Cristo. Ma che intendeva? "Chi ha orecchi per intendere, intenda". Intanto noi ascoltiamo ciò che intende De Gregori:

"Gesù piccino picciò, Gesù Bambino,/ fa' che venga la guerra prima che si può./ Fa' che sia pulita come una ferita piccina picciò,/ fa che sia breve come un fiocco di neve./ E fa' che si porti via la malamorte e la malattia,/ fa che duri poco e che sia come un gioco./ Tu che conosci la stazione e tutti quelli che ci vanno a dormire,/ fagli avere un giorno l'occasione di potere anche loro partire./ Partire senza biglietto, senza biglietto volare via,/ per essere davvero liberi non occorre la ferrovia./ E fa che piova un po' di meno sopra quelli che non hanno ombrello/ e fa' che dopo questa guerra il tempo sia più bello./ Gesù piccino picciò, Gesù Bambino comprato a rate,/ chissà se questa guerra potrà finire prima dell'estate,/perché sarebbe bello spogliarci tutti e andare al mare/ e avere dentro agli occhi, dentro al cuore, tanti giorni ancora da passare./ E ad ogni compleanno guardare il cielo/ ed essere d'accordo e non avere più paura,/ la paura è soltanto un ricordo./ Gesù piccino picciò, Gesù Bambino alla deriva,/ se questa guerra deve proprio farsi fa' che non sia cattiva./ Tu che le hai viste tutte e sai che tutto non è ancora niente,/ se questa guerra deve proprio farsi fa' che non la faccia la gente./ E poi perdona tutti quanti, tutti quanti tranne qualcuno,/ e quando poi sarà finita fa' che non la ricordi nessuno."

("Gesù Bambino" da "Viva L'Italia").

Dario Coppola

16. I poeti: angeli musicanti caduti sulla terra



"Passa l'angelo, passa l'angelo/ E nessuno può vedere/ Passa l'angelo, passa l'angelo/ E fa segno di tacere./ E dice sono venuto a sciogliere/ E non a legare/ Sono venuto a sciogliere/ E non a spezzare/ Passa l'angelo, passa l'angelo/ E ti fa segno di andare/ Passa l'angelo, passa l'angelo/ E ti lascia passare/ Passa l'angelo, passa l'angelo/ E ti offre da bere/ Passa l'angelo, passa l'angelo/ E finisce il bicchiere/ E dice sono venuto a prendere/ E non a rubare [...] E dice non devi piangere/ E non ti devi spaventare/ Passa l'angelo, passa l'angelo/ E nessuno può vedere [...] E fa segno di tacere/ Passa l'angelo, passa l'angelo/ E ti offre da bere[...]"
(da "L'angelo" dall'album "Calypsos").

Chi sono gli angeli? Nei secoli l'angelo è divenuto il guardiano, il custode, il protettore individuale di ognuno. L'angelologia ha elaborato fra gli angeli gerarchie. Anche i filosofi neoplatonici rinascimentali li hanno inseriti nelle gerarchie piramidali che emanano dall'Uno, che è Dio. San Tommaso d'Aquino aveva già scritto: "Seraphim vero denominatur ab ardore caritatis" e "Cherubim denominatur a scientia" (Summa theologiae I, q. LXIII, a. 7), per dire che si chiamano Serafini, tra gli angeli, quelli che ardono per l'amore, e Cherubini quelli che si distinguono per la loro sapienza. Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli, Angeli (la gerarchia più precisa è quella dello Pseudo-Dionigi, nel libro De Caelesti hyerarchia, IV-V secolo): queste sono, ancor prima, definizioni ricavate dal visionario Libro dell'Apocalisse e dalle lettere di Paolo agli Efesini (Ef 6,12) e ai Colossesi (Col 1,16). Tutto questo immaginario ha derivazioni dall'originaria filosofia neoplatonica, ma soprattutto dalle culture e delle religioni antiche. L'angelo, dal greco aggellos, è colui che dà notizie, è il messaggero divino. Conosciamo anche i nomi degli angeli - anzi degli arcangeli - più famosi, cioè a dire Gabri-El (Potenza di Dio), Mica-El (Chi come Dio?) , Rafa-El (Dio guarisce), e infine l'arcangelo scomparso Uri-El (Luce di Dio): si trattava di divinità antiche, che poi vennero assorbite nei culti giudaico, cristiano e islamico. La desinenza -El designa, infatti, la divinità in ebraico. Recita un salmo: "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede" (Sal 90,11-12). Gli angeli sono dunque gli eredi delle divinità positive, benevole e favorevoli all'uomo. Quelle negative, invece, sono confluite nel retaggio satanico, tanto caro a chi, perciò, si preoccupa della musica rock... Tra queste divinità, nella Bibbia ebraica, troviamo citate le antiche divinità malevole e sfavorevoli all'uomo, come Belzebù, Astarte, Belial.

Torniamo ora sui racconti di De Gregori:

"Fu la visione di Anna Maria con il rosario tra le dita/ Ad incantare lo stregone e a fargli cambiar vita/ Lasciò la scena in un vestito grigio, lasciò un messaggio con un sorriso/ Diceva: "Parto per Lione, e cerco un angelo del Paradiso/ "Salì sul treno che portava a Bruxelles, ordinò cognac e croissants/ Fece l'elenco dei suoi beni futili nella carrozza restaurant/ Pensò alle ville e alle piscine, ai pezzi rari da collezione/ E fece un voto come San Francesco per il suo angelo di Lione/ E cantò l'Ave Maria, almeno i versi che ricordava/ Mentre guardava dal finestrino l'ombra del treno che lo portava e ad occhi chiusi sognò quei due fiumi, il Rodano e la Saône/ Simbolo eterno delle due anime maschio e femmina di Lyon/ Restò ad aspettare sul vecchio ponte, pensò all'incontro di un anno fa/ Ma i giorni vanno e diventano mesi, quattro stagioni son passate già/ Ora il suo abito è tutto stracciato, somiglia proprio ad un barbone/ Gira le strade e cerca ad ogni passo il suo angelo di Lione/ Stanotte nella cattedrale mille candele stanno bruciando/ Le tiene accese suor Eva Maria a mano a mano che si van consumando/ E dentro ai vicoli come in sogno trascina il passo lo straccione/ Il vecchio scemo fuori di testa per il suo angelo di Lione/ E cantò l'Ave Maria, almeno i versi che ricordava/ Mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva/ E attraversò quei due sacri fiumi, il Rodano e la Saône/ E l'acqua scura come il mistero di quell'angelo di Lyon."

(testo integrale di "L'angelo di Lyon" dall'album "Per brevità chiamato artista").


E' il realismo che domina sull'aspetto visionario delle immagini del cantautore, sia pure un realismo irrigato da una battente pioggia di spiritualità:

"Ogni giorno c’è un pezzo di strada da macinare/ Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ E una lacrima che sa di pioggia e che sa di sale /Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ Ti aspetterò così come si dice che si deve fare/ In ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ E non sarò mai troppo stanco di stare a aspettare/ Un altro giorno di pioggia che Dio manda in terra/ E non c’è niente di stabilito tutto può cambiare/ Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ E non esiste un cavallo sicuro su cui puntare/ Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ Ogni giorno metto in tavola qualcosa da mangiare/ Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ E certe volte non trovo parole per ringraziare/ Per ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ E ognuno cerca di fermare il tempo e il tempo non si sa fermare/ Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ Ognuno cerca di passare il tempo e il tempo si vede passare/ In ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ A volte mi sento come un prigioniero da liberare/ Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ Ma non ci sono sbarre e non c’è modo di scappare/ In ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ Ogni giorno c’è un pezzo di strada da ritrovare/ Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra/ E una lacrima da benedire e da conservare/ Per tutti i giorni di pioggia che Dio manda in terra.

(testo integrale di "Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra" da "Per brevità chiamato artista").


Sembra quasi di guardare dipinti come L'Angelus di Millet...

E' un realismo, anzi un neorealismo manieristico, non scevro di citazioni, quasi a evocare così la figura di Pasolini alla quale De Gregori ha dedicato una bellissima canzone:

"Non mi ricordo se c'era luna, e né che occhi aveva il ragazzo,/ ma mi ricordo quel sapore in gola e l'odore del mare come uno schiaffo./ A Pa'. /E c'era Roma così lontana, e c'era Roma così vicina,/ e c'era quella luce che li chiama, come una stella mattutina./ A Pa'. /A Pa'. /Tutto passa, il resto va./ E voglio vivere come i gigli nei campi, come gli uccelli del cielo campare, e voglio vivere come i gigli dei campi, e sopra i gigli dei campi volare."

(testo integrale di "A Pa'").

E' chiara la citazione dell'Evangelo secondo Matteo, al quale Pasolini si era ispirato per realizzare un capolavoro della storia del cinema: "[...] per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete [...] Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?[...] E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro [...] Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta." (Evangelo secondo Matteo, Mt 6, 25-33).

Il Vangelo secondo Matteo... e Pasolini: un suo maestro di vita? un mito? sembra di sì... sicuramente anche un nostro angelo custode. E De Gregori, alla maniera di Pasolini, ama gli ultimi, gli oppressi, gli ultimi, gli affamati e assetati di giustizia, quelli che popolano le nostre strade e fanno la vera storia d'Italia:

"Suona da quindici anni dove lo pagano per suonare/ una vecchia fisarmonica gli puo' bastare/ Ha gli occhi sempre troppo gentili di uno che beve parecchio/ e non si guarda mai alle spalle né o allo specchio/ e vive dentro a un seminterrato con un cane per compagno/ saranno quasi diecimila anni che non fa il bagno/ Non ha diritto a nessuna pensione perché non ha lavorato mai/ ha una faccia da mascalzone ma non vuole guai/ e fischia quando deve chiamare gli amici/ chiede scusa prima di andare via/ scappa sempre quando vede in giro la polizia [...] E i turisti lo chiamano Ulisse/ ma il vero nome chissà qual è/ ma a lui gli va benissimo anche quello e se lo tiene per sé [...] allora suona da quindici anni/ dove lo pagano per suonare/ e una vecchia fisarmonica gli puo' bastare/ la sera quando smette di faticare/ si sente libero come una piuma/ chiude nel fodero la fisarmonica/ e ne accende una e poi pensa/ 'Mannaggia alla musica dopodomani gli dico addio' /ma poi si siede in faccia al golfo di Napoli/ e ringrazia Dio".

(da "Mannaggia alla musica" dall'album "Tra un manifesto e lo specchio").


Dario Coppola

15. Una persona con due nature in quell'Agnello


Francesco De Gregori ha dichiarato che la sua canzone "L'agnello di Dio", anche se è scritta da un non-credente, è piena di fede. Scorriamone il testo, concentrandoci sugli elementi desunti dalla teologia liturgica contenuta nelle formule più note del rito cattolico romano: "Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo". Secondo la simbologia ebraico-cristiana, con tale metafora si indica il Messia-Cristo, termini che rispettivamente in ebraico e in greco indicano l'Unto (si ungeva, in quel contesto, chi aveva una vocazione regale, sacerdotale o profetica), e Gesù, per i cristiani, è l'Unto per eccellenza, il Cristo appunto (participio passato del verbo greco chrio).
A Dio (YHWH) gli ebrei offrivano sacrifici, immolando su piccoli altari in pietra agnelli.
L'uccisione in croce del Cristo è il sacrificio per eccellenza, secondo i cristiani: è Gesù la vittima, l'Agnello immolato, colui che porta il giogo del peccato su di sé, come espiazione per la redenzione della natura umana. I cristiani sono chiamati a seguire la via intrapresa dal Cristo... Ma, presto, cominciano a stancarsi e a trasformarsi in agnelli teneri solo in apparenza. Ecco dove si inquadra la riflessione di De Gregori, che letteralmente citiamo: "Ecco l'agnello di Dio che viene a pascolare/ scende dall'automobile per contrattare [...] All'uscita della scuola/ ha gli occhi come due monete/ il sorriso come una tagliola/ Ti dice che cosa costa/ Ti dice che cosa ti piace/ prima ancora della tua risposta ti/ dà un segno di pace".
Rileggendo il brano attentamente, soprattutto i versi seguenti, si può cogliere anche un riferimento alla natura divina dell'Agnello di Dio: c'è una volontà, espressa gradualmente, di seguire quell'Agnello (si badi alla maiuscola!) "Oh aiutami a fare come si può/ Prenditi tutto quello che ho/ Insegnami le cose che ancora non/ so, non so/ Dimmi quante maschere avrai [...]". Il termine 'maschera', in greco, si diceva proprio pròsopon, e significa 'sul volto', l'ubicazione della maschera. Nella teologia cristiana, pròsopon designa il concetto di 'persona': Dio si rivela in tre persone, la seconda delle quali ha due nature, quella divina e quella umana, ed è proprio il Cristo, l'Agnello di Dio.
La passione del Cristo, che consiste nelle sofferenze lancinanti alle quali è sottoposto dall'uomo, si rinnova nei cristiani e negli altri uomini: "Ecco l'agnello di Dio/ vestito da soldato/ con le gambe fracassate/ col naso insanguinato/ si nasconde dentro la terra/ tra le mani ha la testa di un uomo[...] Ecco l'agnello di Dio/ venuto a chiedere perdono [...] percosso e benedetto/ ai piedi di una montagna [...] legato sopra un altare [...] che nessuno lo può salvare/ perduto nel deserto - si pensi alle tre tentazioni - [...] senza niente da mangiare [...] senza un posto dove stare".
Nei versi appena scorsi, notiamo un'identificazione del cantautore nell'agnello, e il testo si fa preghiera, emergendo dalla meditazione profonda sin qui giunta all'achmé. E' una preghiera, certamente laica ma preghiera, quella di Francesco De Gregori, che come un agnello fra gli altri agnelli, umani troppo umani (Esopo direbbe che sono migliori degli uomini), si rivolge al modello, all'ideale, all'Agnello divino che, alla fine è ancora invocato: "Regalami i trucchi che fai/ insegnami ad andare dovunque sarai/ sarò/ E dimmi quante maschere avrò/ se mi riconoscerai/ dovunque sarò/ sarai".

Questo articolo di Dario Coppola è tratto dalla rubrica "Religione e Società", da lui curata per il Corriere di Torino e della Provincia, ed è stato pubblicato il 9/11/1996

lunedì 31 dicembre 2007

14. L'"Agnus Dei" di De Gregori

L'iconografia ci presenta il Cristo nel simbolo zoomorfo dell'agnello. L'origine ebraica di questa rappresentazione è chiara: il popolo d'Israele ha sempre vissuto di pastorizia, al punto di correre il pericolo di idolatrare i propri armenti, i propri greggi, i propri animali. Celebri sono i richiami dei Salmi a tal proposito; noi abbiamo citato ad abundantiam in altre occasioni il Salmo 23 (22), nel quale lo stesso salmista si identifica in una pecora che va al pascolo e che dipende totalmente dal proprio pastore, che è Dio, fuori della metafora.
Nel Cristianesimo, si giunge all'apogeo dei paradossi: Cristo fa coincidere in sé gli opposti e così redime la creazione. In lui morte e vita si legano (passando per l'una si giunge all'altra), e questo passaggio, che era la PeSaK ebraica, diventa qui - nel Cristo - un esodo verso l'aldilà, quel mondo Iperuranio che per Platone non era raggiungibile che per l'anima. Cristo è servo e Signore, a un tempo e, insegnando a farsi servi gli uni degli altri, egli realizza la propria signoria sul peccato (amartìa), sulla debolezza, sulla morte; ma soprattutto Gesù Cristo è l'Uomo-Dio, colui che essendo di natura divina e assumendo quella umana redime l'uomo, signore del creato. Il Salmo 8 recita: "Dio hai fatto l'uomo poco meno degli angeli [...]/ tutto hai posto sotto i suoi piedi;/ tutti i greggi e gli armenti,/ tutte le bestie della campagna: gli uccelli del cielo e i pesci del mare [...]". E', tuttavia, un altro il paradosso più emblematico per la nostra riflessione, indubbiamente raffigurato con più frequenza nell'arte scultorea, pittorica, musiva, nei versi della poesia... E si pensi anche alla musica: le messe musicate dai più noti artisti hanno colorato di emozioni le invocazioni di pietà dell'uomo rivolte a Dio, proprio incentrandosi su quell'eccellente paradosso, legato ancora una volta al mondo della pastorizia: Cristo stesso è l'Agnello e, al tempo stesso, è il buon pastore! Un pastore che ama il suo gregge al punto di farsi - lui stesso - Agnello... e portare (questa è la traduzione corretta di tollo, e non 'togliere' come viene erroneamente ripetuto), come un giogo, su di sé il peccato (e non 'i peccati') dell'uomo.

E' appena uscito "Prendere e lasciare", ultimo album di Francesco De Gregori. Il testo di un brano ivi contenuto - "L'agnello di Dio"- è dunque interessante per noi. Intanto, vale la pena soffermarsi sulla grafia e vedere che 'agnello' è, nell'album del cantautore, scritto con caratteri minuscoli. l'averlo scritto con la "A" maiuscola sarebbe stato un certo riferimento al Cristo. Inoltre, leggendo il testo, nel suo procedere, siamo sempre più sicuri che l'oggetto del riferimento è proprio l'uomo, quel particolare uomo che si fa agnello, ma che è - in realtà - un lupo feroce (Evangelo secondo Matteo, Mt 7, 15).

Questo articolo di Dario Coppola è tratto dalla rubrica "Religione e Società", da lui curata per il Corriere di Torino e della Provincia, ed è stato pubblicato il 26/10/1996

domenica 9 dicembre 2007

13. La nuova Atlantide di F. B.

"Vivo come un cammello in una grondaia/ in questa illustre e onorata società!/ e ancora, sto aspettando un'ottima occasione/ per acquistare un paio d'ali e abbandonar il pianeta./E cosa devono vedere ancora gli occhi e sopportare?/ I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!/ Eppure, io so bene che dietro a ogni violenza esiste il male.../ se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare./ Come piombo pesa il cielo questa notte./ Quante pene e inutili dolori."
(testo integrale di Come un cammello in una grondaia)
Con questa riflessione esistenziale traboccante di visioni, alla maniera di Rimbaud, ed evocatrice dello spleen di baudelairiana memoria, riprende verso la sua ultima tappa questa prima escursione nei mondi vagheggiati da Franco Battiato, che ama viaggiare di notte, con la sua fervida mente e col suo desiderio di pace interiore, invocando - alla maniera dei salmi ebraici - una presenza misteriosa che lo protegga:
"Difendimi dalle forze contrarie,/ la notte, nel sonno, quando non sono cosciente/ quando il mio percorso si fa incerto./ E non mi abbandonare mai... / Non mi abbandonare mai!/ Riportami nelle zone più alte/ in uno dei tuoi regni di quiete:/ è tempo di lasciare questo ciclo di vite./ E non mi abbandonare mai [...] Perché le gioie del più profondo affetto, o dei più lievi aneliti del cuore,/ sono l'ombra della luce./ Ricordami come sono infelice/ lontano dalle tue leggi;/ come non sprecare il tempo che mi rimane./ E non mi abbandonare mai [...] Perché la pace che ho sentito in certi monasteri/ o la vibrante intesa di tutti i santi in festa/ sono solo l'ombra della luce".
(da L'ombra della luce)
Il viaggio dell'anima, tema filosofico e religioso che ricorre dal buddhismo all'orfismo, da Pitagora a Platone, è avventuroso come quello di un nomade:
"[...] Lungo il transito dell'apparente dualità/ la pioggia di settembre/ risveglia i vuoti della mia stanza/ ed i lamenti della solitudine/ si prolungano,/ come uno straniero non sento legame di sentimento./ E me ne andrò/ dalle città/ nell'attesa del risveglio./ I viandanti vanno in cerca di ospitalità/ nei villaggi assolati/ e nei bassifondi dell'immensità/ e si addormentano sopra i guanciali della terra./ Forestiero, che cerchi la dimensione insondabile,/la troverai, fuori città,/ alla fine della strada".
(da Nomadi)
Se nella metempsicosi l'anima vaga per reincarnarsi eternamente, durante la vita di un corpo invece, questo viaggio avviene nel sogno, nei meandri dell'inconscio, tanto scrutati da Freud:
"Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale/ dopo aver viaggiato dentro il sonno./L'inconscio ci comunica coi sogni/ frammenti di verità sepolte:/ quando fui donna o prete di campagna/ un mercenario o un padre di famiglia./ Per questo in sogno ci si vede un po' diversi/ e luoghi sconosciuti sono familiari./ Restano i nomi e cambiano le facce/ e l'incontrario: tutto può accadere./ Com'era contagioso e nuovo il cielo.../ e c'era qualche cosa in più nell'aria./ Vieni a prendere un tè al 'Caffè de la Paix'?/ Su, vieni con me./ Devo difendermi da insidie velenose/ e cerco di inseguire il sacro quando dormo/ volando indietro in epoche passate [...]".
(da Caffè De la Paix)
Spazio e tempo perdono il loro significato quando ci si avvicina all'infinito e all'eterno... Tuttavia, per Battiato, l'arché, ciò che sta all'origine, è più vicino alla purezza destinata poi a una corruzione ineluttabile:
"Torno a cantare il bene e gli splendori/ dei sempre più lontani tempi d'oro/ quando noi vivevamo in attenzione/ perché non c'era il posto per il sonno/ perché non v'era notte allora./ Beati nel dominio della preesistenza,/ fedeli al regno che era nei cieli/ prima della caduta sulla terra/ prima della rivolta nel dolore [...]".
(da Sui giardini della preesistenza)
E questa degenerazione, questa corruzione, è dipinta favolosamente, in una visione - con cui arriviamo alla meta - che ha dell'apocalittico, intendendo con questo termine quanto ciò significa secondo il suo vero etimo (da apokalyptein, cioè rivelazione). Non va trascurato il richiamo dell'ultima canzone, che qui presentiamo, alla Qabbalah, termine che in ebraico significa ricezione e che designa un testo, appunto ebraico, di insegnamenti esoterici con influssi neoplatonici. E' tuttavia la cosmogonia esiodea ad aprirci ancora una stanza nell'immaginario palazzo incantato, dalla volta affrescata, che abbiamo visitato. Esso si trova nell'inconscio ove sono presenti, come dei dipinti, i miti che ci raccontano di Atlantide - come aveva fatto anche Platone nel Timeo e in Crizia -, quando gli dei si erano divisi i domini, e se Atene fu presa da Efesto e da Atena, Poseidone si era preso Atlantide, un'isola situata dinanzi alle Colonne d'Ercole, e s'era innamorato di Clito, una donna approdata in quel luogo splendido. Tra i figli che ebbero, Atlante, il più grande, sarebbe divenuto il re dell'intera rigogliosissima isola, piena di sotterranei segreti e ricchissima di metalli preziosi fra cui il fiammeggiante oricalco. Una catastrofe, secondo Platone, sommerse per sempre Atlantide, ma questi racconti, che ispirarono anche La Nuova Atlantide di Francesco Bacone, ci raggiungono ancora, grazie a Battiato, per parlarci dei giorni nostri:
"E gli dei tirarono a sorte./ Si divisero il mondo:/ Zeus la terra,/ Ade gli inferi, Poseidon il continente sommerso. Apparve Atlantide./ Immenso, isole e montagne,/ canali simili ad orbite celesti./ Il suo re Atlante/ conosceva la dottrina della sfera/ gli astri, la geometria/ la Cabala e l'alchimia./ In alto il tempio./ Sei cavalli alati,/ le statue d'oro, d'avorio e oricalco./ Per generazioni la legge dimorò nei principi divini./ I re, mai ebbri delle immense ricchezze,/ e il carattere umano s'insinuò/ e non sopportarono la felicità,/ neppure la felicità,/ neppure la felicità./ In un giorno e una notte/ la distruzione avvenne./ Tornò nell'acqua. Sparì Atlantide".
(testo integrale di Atlantide)

Dario Coppola

12. I territori mistici di Battiato

Gli sciamani sono così chiamati con un termine che in sanscrito designa i santoni e che si riferisce a uomini ai quali si attribuiscono capacità divinatorie e taumaturgiche; i dervisci sono invece i danzatori che ruotano sul proprio corpo per raggiungere l'estasi. Entrambi sono particolari figure religiose care a Franco Battiato. L'esigenza di un'evasione mistica e di un rifugio in luoghi spirituali, e la fuga dalla realtà quotidiana sono per lui impellenti:
"Certe notti per dormire mi metto a/ leggere, e invece avrei bisogno di/ attimi di silenzio [...] Sulle strade al mattino il troppo traffico/ mi sfianca; mi innervosiscono/ i semafori e gli stop, e la sera ritorno con/malesseri speciali./ Non servono tranquillanti o terapie ci/ vuole un'altra vita [...] Sulle strade la/ terza linea del metrò che avanza, e/ la sera ritorno con la noia e la stanchezza./Non servono più eccitanti o ideologie,/ ci vuole un'altra vita".
(da Un'altra vita)
Le dissolvenze oniriche, allusive al mito o alla letteratura, pur non abbandonando mai troppo la tragicità della realtà abbondano nei testi dell'artista siciliano:
"[...] Nelle chiese abbandonate si preparano rifugi/ e nuove astronavi per viaggi interstellari/ in una vecchia miniera distese di sale/ e un ricordo di me come un incantesimo".
(da I treni di Tozeur)
Dalla Tunisia, non lontana dalla Sicilia di Battiato, si parte col treno ad una velocità irreale che ci porta in mondi paralleli, in dimensioni sconosciute, sempre animati da un desiderio e da una curiosità fatti di ascolto e di speranza:
"Parlami dell'esistenza di mondi lontanissimi/ di civiltà sepolte, di continenti alla deriva./Parlami dell'amore che si fa in mezzo agli uomini/ di viaggiatori anomali in territori mistici... di più [...]"
(da No time no space)
Il superamento dello spazio e del tempo è la ricerca di una dimensione eterna , infinita, che è già evocata da alcune immagini esotiche della realtà finita, nel vissuto di Battiato:
"[...] Dicono di storie di Principesse/ chiuse in castelli per troppa bellezza/ fiori di loto, giardini stupendi/ ... e Leningrado oggi" (così chiamata fino al 1991, fino allo scioglimento dell'Unione Sovietica; dal 1914 al '24 era Pietrogrado; dal 1991 a oggi è San Pietroburgo) "strade dell'Est/ Di notte ancora ti può capitare/ di udire suoni di armonium sfiatati/ e vecchi curdi che da mille anni/ offrono il petto a novene...".
(da Strade dell'Est)
Sembra di sfogliare compendi dei racconti tratti dalle Mille e una Notte. Sembra di viaggiare, come in un sogno, fra l'Anatolia, l'Armenia, l'Iraq (un tempo, Babilonia) e la Siria, in compagnia dei curdi. E sembra di poter mangiare anche noi quei fiori di loto, che nelle credenze antiche della Grecia causavano il raggiungimento dell'oblio. Il viaggio ci porta in Cina, ma anche in Giappone nonché in India, ove foglie e fiori di loto sono ritenuti sacri.
Nonostante continuino a danzare i sufi, monaci islamici (così chiamati perché vestono di suf, cioè di lana) fondati al termine dell'Alto Medioevo e ancora oggi esistenti nell'Iran (un tempo, Persia) o nell'India, la realtà ci sveglia con i suoi caldi venti di guerra:
"[...] Un giorno in cielo, fuochi di bengala... / la pace ritornò;/ ma il re del mondo/ ci tiene prigioniero il cuore./ Echi delle danze sufi... Nelle metro giapponesi, oggi, macchine d'ossigeno./ Più diventa tutto inutile,/ e più credi che sia vero,/ e il giorno della fine/ non ti servirà l'inglese[...]".
(da Il re del mondo)
Chi è il re del mondo? Nei testi evangelici il principe del mondo indica il maligno. Qui, tuttavia, abbiamo il sospetto che ci si riferisca a qualcuno fra gli uomini più potenti o prepotenti...
Dall'altro lato, oltre all'ascolto, Battiato esprime - infine- il bisogno spirituale, liberatorio, di parlare a qualcuno che invece lo trascenda, e che così riveli la sua essenza stessa:
"E ti vengo a cercare/ anche solo per vederti o parlare/ perché ho bisogno della tua presenza/ per capire meglio la tua presenza/ per capire meglio la mia essenza./ Questo sentimento popolare/ nasce da meccaniche divine/ un rapimento mistico e sensuale/ m'imprigiona a te./ Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri/ non accontentarmi di piccole gioie quotidiane/ fare come un eremita/che rinuncia a sé./ E ti vengo a cercare/ con la scusa di doverti parlare/perché mi piace ciò che pensi e che dici/ perché in te vedo le mie radici. Questo secolo ormai alla fine [...] mi spinge [...] ad [...] Emanciparmi dall'incubo delle passioni/ cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male/ essere un'immagine divina/ di questa realtà./ E ti vengo a cercare/perché sto bene con te/ perché ho bisogno della tua presenza".
(da E ti vengo a cercare).

Dario Coppola

11. Dioniso (o Battiato) che danza

Concentriamoci ora sui testi di Franco Battiato, pieni di immagini vive, di visioni un po' mitologiche, un po' esoteriche, che s'innestano nel flusso di coscienza e nei ricordi spensierati di un'adolescenza felice:
"Le serenate all'istituto magistrale/ nell'ora di ginnastica o di religione [...] per carnevale suonavo sopra i carri in maschera/ avevo già la luna e urano nel leone [...] Lady Madonna I can try/ with a little help from my friends [...]".
(da Cuccurucucù).
La critica, tuttavia, emerge dai testi sarcastici del cantautore, che bacchetta i razionalisti seguaci di s. Ignazio da Loyola, paragonandoli a dei severi monaci buddhisti! E ne fa emergere tutti i tratti più grotteschi, in pochi versi:
"Gesuiti euclidei/ vestiti come dei bonzi per entrare a corte dagli imperatori della dinastia dei Ming [...]".
(da Cerco un centro di gravità permanente).
Battiato ama la danza e cita il ballerino russo, uno dei più grandi di tutti i tempi, morto a metà degli anni cinquanta: Vaslav Nijinskij. In un'immagine eloquente, sempre in versi fulminanti, il cantautore mette in un suggestivo contrasto coreografico il mondo della Russia comunista con quella credente:
"Un vento a trenta gradi sotto zero/ incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili [...] E intorno i fuochi delle guardie rosse accesi per scacciare i lupi/ e vecchie coi rosari./ Seduti sui gradini di una chiesa/ aspettavano che finisse messa e uscissero le donne/ poi guardavamo con le facce assenti la grazia innaturale di Nijinski [...]".
(da Prospettiva Nevski)
E sempre emerge la vena critica di Franco Battiato: si sente la critica delle armi, tanto cara alla filosofia marxiana, e si vede quanto stiano a cuore al cantautore siciliano la denuncia contro la borghesia, e il parteggiare per chi fa la rivoluzione, che dalla politica passa spesso alla religione:"L'ayatollah Khomeini per molti è santità [...] Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia/ che crea falsi miti di progresso [...]".
(da Up patriots to arms)
Ed ecco che si entra in una serie di mondi fusi, come in un sogno, senza accorgerci del passaggio dall'uno all'altro. Dalla Grecia classica, dai suoi miti più affascinanti, eccoci, ad un tratto, già in Giappone:
"[...] i desideri mitici di prostitute libiche/ il senso del possesso che fu pre-alessandrino/ la tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m'incatena/ ed è bellissimo perdersi in questo incantesimo [...] tutti i muscoli del corpo/ pronti per l'accoppiamento/ nel Giappone delle geishe/ si abbandonano all'amore/ le tue strane inibizioni/ che scatenano il piacere/ lo shivaismo tantrico/ di stile dionisiaco/ la lotta pornografica dei greci e dei latini [...]".
(da Sentimiento nuevo)
Dalle geishe, che non sono solo donne atte a soddisfare i piaceri erotici ma anche servitrici di tè e danzatrici..., dal Giappone, dunque, ci troviamo senza accorgercene, in India: lo shivaismo tantrico è il culto induista di Shiva; il tantra è, in sanscrito, la trama o il testo; ci troviamo in un sincretismo religioso: dall'induismo il tantra è entrato anche nel buddhismo - soprattutto nel Tibet - e ne sono nate sette tantriste, che affermano l'identità di spirito e materia, in cui Shiva è il pene, principio maschile, e Shakti la vagina, quello femminile. Nel testo di Battiato l'Oriente pare accoppiarsi con l'Occidente greco (e latino), che alla fine ritorna nella citazione, in una forma quasi uroborica, sicuramente dionisiaca. Certo, Dioniso che danza è l'icona più atta a esprimere i sentimenti religiosi di Franco Battiato, che ancora dice:
"[...] come le balinesi nei giorni di festa. Voglio vederti danzare come i dervisches tourners/ che girano sulle spine dorsali/ o al suono di cavigliere del Katakali. E gira tutt'intorno la stanza/ mentre si danza. Danza [...] E radio Tirana trasmette/ musiche balcaniche, mentre/ danzatori bulgari/ a piedi nudi sui bracieri ardenti [...] Nei ritmi ossessivi la chiave/ dei riti tribali/ regni di sciamani/ e suonatori zingari ribelli[...]".
(da Voglio vederti danzare)

Dario Coppola

lunedì 3 dicembre 2007

10. Se c'è Dio ci sono anch'io

"Beati sono i santi, i cavalieri e i/ fanti;/ beati i vivi, i morti ma soprattutto i/ risorti". Con queste parole, che sono un vero e proprio manifesto, iniziano Le beatitudini del grande Rino Gaetano. Le suggestioni spirituali, il tono profetico, lo sguardo distaccato dalla realtà, l'amore per le donne e per la vita... sono i temi fondamentali da lui cantati. E Rino ha colto in modo chiaro alla fine degli anni settanta, purtroppo solo affacciandosi sugli anni ottanta, i temi che ancora ci avrebbero visti a discutere, con una differenza: la sua epoca conobbe maggiormente, rispetto a oggi, il sapore della libertà di espressione e dell'innovazione. E i suoi testi cambiarono le mentalità passatiste, tanto da rimanere ancora attuali e, anzi, troppo scomodi ai perbenisti e ai potenti. "Beati sono i ricchi perché hanno il/ mondo in mano./ Beati i potenti e i re e beato chi è/ sovrano./ Beati i bulli di quartiere perché non/ sanno ciò che fanno./ Ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno./ Beata la guerra, chi la fa e chi la/ decanta" L'ironia può riferirsi forse alla critica di Platone a Omero - non dimentichiamoci che Rino nacque e visse gran parte della sua breve vita nella Magna Grecia, e soprattutto amò quella terra e la sua gente... - ma è indubbia l'attualità di questi versi, che, senza averle viste, sembrano alludere a certe guerre preventive di oggi, oltre che a quelle di ieri... "Ma più beata ancora è la guerra/ quando è santa./ Beati i bambini che sorridono alla/ mamma./ Beati gli stranieri ed i soufflé di/ panna./ Beati sono i frati, beate anche le/ suore/. Beati i premiati con le medaglie/ d'oro./ Beati i professori, beati gli arrivisti, i nobili e i padroni specie se/ comunisti./ Beata la frontiera, beata la finanza/ beata è la fiera ad ogni circostanza./ Beata la mia prima donna che mi ha/ preso ancora vergine./ Beato il sesso libero sì ma entro un/ certo margine./ Beati i sottosegretari, i sottufficiali. / Beati i sottaceti che ti preparano al/ cenone./ Beati i critici e gli esegeti di questa/ mia canzone". Il suo riferimento raggiunge anche noi che scriviamo, come già faceva l'ironia di Cervantes.
Rino seppe amare molto, tanto da raggiungere ancora le ultime generazioni con questa sua passione; ha sempre amato e cantato, anche utilizzando temi mitologici, le donne: da Berta a Maria, da Lucia a Mary, da Maryanna ad Aida, da Jaqueline a Gianna. Tutto questo, anticipando una concezione libera dell'amore:
"Ma la notte, la festa è finita/ evviva la vita/ la gente si sveste/ comincia un mondo/ un mondo diverso/ ma fatto di sesso:/ chi vivrà vedrà".
(da Gianna). Non è una visione materialista, come superficialmente potrebbe apparire. C'è molta spiritualità... c'è una forza nascosta che nel pensiero di Rino Gaetano si muove per produrre immagini, che ancora ci stupiscono per l'intelligenza anticipatrice e la serenità equilibrata, che scaturiva talora dalla difficile accettazione del dolore personale ("Visto che mi vuoi lasciare"), talora dalla lotta continua al fianco degli oppressi ("Metà Africa, metà Europa"), e dal conseguente superamento critico dei problemi sociali, per i quali Rino si è battuto e impegnato come impareggiabile aedo.
"Visto che posseggo/ un panino/ un'aranciata/ ed ho una donna in/ testa/ sia beninteso che/ per pochi intimi/ stasera io darò/ una festa/ e tu che Dio ti/ benedica/ non portarti appresso/ la tua amica/ ma vieni da sola/ perché da solo con/ te grazie a Dio grazie a/ te [...] e dopo un poco ci/ provo e va tutto/ okey/ grazie a Dio grazie a lei".
(da Grazie a Dio, grazie a te).Il tema della festa, già a partire dalla musica orecchiabile e popolare, è molto presente nei testi di Rino, come in una vera liturgia, e supera il momento del dolore con l'amore per la vita nella sempre ironica, perciò efficace, lotta per la vera pace.
"Mi alzo al mattino con una nuova illusione,/ prendo il 109 per la rivoluzione [...] io cerco il rock'n'roll al bar e nei metrò,/ cerco una bandiera diversa senza sangue sempre tersa/ Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po'/ e mi accorgo che son solo,/ in fondo è bello però [...] in fondo è bella però è la mia guerra e io ci sto".
(da E io ci sto)Sembra di rivedere il fanciullo, emblema dell'oltreuomo che Nietzsche descrive in La Gaia Scienza, nella sua serena accettazione dell'eterno ritorno, simboleggiata dal mordere il serpente uroborico. Rino aveva accettato, fedele a questa terra, i suoi dolori e le sue gioie e ha saputo comunicarcelo:
"Insieme a te vivo il mio momento strano/ mi mordo una mano mi sento divino/ divento un bambino insieme a te/ mi compro un turbante e mi invento un'amante/ ma solo con io solo con io/ solo con io [...]".
(da Solo con io)
Sapeva e sa ancora comunicare continuando a farci cantare Ma il cielo è sempre più blu.
"[...] sempre il gioco è la vita mia/ che poi finirà/ ma se c'è Dio ci sono anch'io/ buon Dio lo sai/ e c'è Dio di notte ti sento ci/ sei [...] e c'è Dio di notte ti sento ti/ voglio ci sei".
(da Ma se c'è Dio)Non è bastato un incidente, quel giugno del 1981, a far tacere la sua voce e a far cessare quello che ci dice ancora.

Dario Coppola

venerdì 30 novembre 2007

9. In Paradiso... con i Beatles

Concludiamo con questo intervento il nostro viaggio intorno ai testi dei Beatles vicini al linguaggio religioso. Il quartetto più celebre di Liverpool ha cantato l'amore esaltandolo sopra ogni valore umano:
"Quando i cieli non sono così blu, / non ho nient'altro da fare, / solo pensare a qualcosa di nuovo da dirti, / ma le parole mi restano sulla punta della lingua [...] aspetto un'occasione / per provarti il mio amore".
(da Tip of my tongue).
"Così gli uccelli nel cielo non saranno tristi e soli, / perché sanno che possiedo il mio unico e solo amore [...]".
(da Bad to me).
"Ed eternamente/ sarò sempre innamorato di te [...]"
(da Thank you, girl).
"Ogni volta che guardo nei tuoi occhi, / vedo che lì c'è il Paradiso".(da Love of the loved).
"Anche nei miei sogni guardo nei tuoi occhi, / All'improvviso mi sembra di aver trovato un Paradiso".
(da Nobody I know)
Un riferimento agli Hare Krishna, che incontrarono i favori di Harrison, si trova in I am the walrus. Qualcuno ha anche avanzato interpretazioni religiose di Hey Jude: non ritengo sufficiente la documentazione per accertarne la legittimità... Concordemente i critici non possono però che accogliere la dichiarazione di Harrison stesso, secondo la quale Long, Long, Long è dedicata proprio a Dio, attraverso riferimenti alla moglie di George. Compare una visione mistica e panteistica, se leggiamo i versi (che tuttavia non accennano a Dio) con la chiave di lettura teocentrica che l'autore ci indica:
"E' stato un lungo, lungo, lungo tempo, / come ho potuto perderti / quando ti amavo? / C'è voluto un lungo, lungo, lungo tempo, / ora sono così felice di averti ritrovato. / Come ti amo. / In quante lacrime cercavo [...] Come posso mai metterti nel posto sbagliato? / Come ti voglio / Oh, ti amo / Sai che ho bisogno di te".
Un intero album dei Beatles è intitolato Abbey Road. In esso Lennon-Mc Cartney, attraverso la canzone You never give me your money, riprendono modi di dire che rivelano ricordi d'infanzia, tenerissimi, della loro educazione religiosa: "Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, / Tutti i bimbi buoni vanno in cielo". Già... in cielo... è un altro tema ricorrente cantato dai Beatles... come quello del Paradiso: si diceva del termine caelum che può evocare ciò che è nascosto, celato. Paradiso, dal greco paradeisos, significa "giardino". Il giardino dell'Eden è, fra l'altro, il Paradiso terrestre... Il Paradiso è un un giardino di delizie, nelle religioni: questo concetto divenne presto atto a designare l'etrno soggiorno delle anime beate. E la musica dei Beatles ci ha fatto assaporare un po' di Paradiso, di beatitudine... e di eternità.

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia del 28/09/96.

8. L'Oriente religioso dei Beatles

Across the universe è stata definita una sorta di manifesto poetico di John Lennon. In questa canzone è vivo il richiamo religioso: il riferimento, sempre ricorrente, è questa volta diretto alla cultura indiana, ove chi vuole iniziare il percorso religioso deve affidarsi a un guru, termine che, in sanscrito, significa profondo; questi addita la via ai suoi seguaci che iniziano il discepolato per arrivare, con la sua guida, alla più alta saggezza spirituale. Dice John:
"Le parole volano come pioggia senza fine in una tazza di carta, / scivolano mentre passano, si disperdono per tutto l'universo./ Pozzanghere di dolore, onde di gioia fluttuano nella mia / mente aperta./ S'impossessano di me e mi accarezzano. / Jai Guru Deva Om. / Niente cambierà il mio mondo [...] Immagini di luce spezzata che mi danzano davanti come / un milione di occhi, / che mi chiamano per tutto l'universo [...] Jai Guru Deva Om / [...] Amore senza fine né limiti che mi splende intorno, come / un milione di soli, / mi chiama [...] per tutto l'universo. / Jai Guru Deva Om [...] ".
Un altro testo di Paul Mc Cartney, The long and winding road, appartiene a una ballata dell'album Let it be. Ancora una volta, su musica di Lennon-Mc Cartney, emerge l'invocazione tipica del linguaggio religioso, che Paul rivolge a un "tu" indefinito (si pensi alla corrente filosofico-teologica del personalismo):
"La strada lunga e tortuosa che porta a te, / non scomparirà mai, ho già visto quella strada./ Mi porta sempre qui, mi porta da te. / La notte di vento e tempesta che la pioggia ha lavato via, / ha lasciato una pozza di lacrime piangendo per il giorno. / Perché lasciarmi qui, insegnami la strada. / Molte volte sono stato solo e [...] ho pianto, / [...] Mi hai lasciato qui molto tempo fa. / Non tenermi qui ad aspettare, guidami da te".
Può essere un riferimento a una persona in particolare, ma richiama i versi dei salmi ebraici, ove la ricerca di un amore protettivo in cui rifugiarsi è un leitmotiv.
Un gioco di parole di Ringo Starr diede il titolo a Tomorrow never knows:
"Spegni la tua mente e rilassati e abbandonati alla corrente, / non è morire [...] arrenditi al vuoto. / E' risplendere [...] che tu possa capire il significato del profondo, / è esistere. / Che l'amore è tutto in tutti [...] è sapere. / Quando l'ignoranza e l'odio possono piangere il morto, / è credere [...] gioca il gioco dell'esistenza fino alla fine / del principio[...] ".
Questo testo fu ispirato dal Libro dei Morti, testo sacro del Buddhismo tibetano.

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia il 14/09/96

7. Parole di... fede?

"Ah [...] L'amore è tutto, l'amore sei tu./ Perché il cielo è blu e mi fa piangere./ Perché il cielo è blu".
Così recita Because di Lennon-Mc Cartney-Harrison. Non solo il cielo qui compare ma anche il vento, un forte vento che inebria il mondo rotondo: è un panteismo cosmico, traboccante nelle espressioni rivolte al cielo. Qualcuno ha anche associato l'etimologia del termine latino caelum a quella del verbo caelo, che indica ciò che non fa vedere oltre, che è nascosto, che è associato al mistero...
Lennon-Mc Cartney rapirono i nostri sentimenti quando scrissero un testo, immortale ancora nella memoria collettiva, che suona così:
"Quando mi trovo in momenti difficili/ Madre Maria viene da me./ Con parole di saggezza, lascia che sia./ E nella mia ora di oscurità/ lei sta proprio davanti a me/ con parole di saggezza, lascia che sia, / lascia che sia, lascia che sia [...] Sussurra parole di saggezza, lascia che sia./ E quando le persone dal cuore spezzato/ che vivono nel mondo andranno d'accordo, / ci sarà una risposta, lascia che sia/ perché anche se sono divise/ vedranno che c'è ancora una possibilità [...] E quando la notte è piena di nuvole, / c'è ancora una luce che risplende su di me,/ risplende fino a domani, lascia che sia ".
Inutile citare il titolo (Let it be), inscindibile dalla musica dolce e malinconica che evoca. Madre Maria è la madre di Paul Mc Cartney (qualcuno pensò tuttavia a un riferimento religioso...). Indubbiamente il genere letterario è quello dell'invocazione religiosa: il già citato Salmo 23 (22) recita:
"Se dovessi caminare in una valle oscura, / non temerei alcun male, perché tu sei con me [...] Felicità e grazia mi saranno compagne/ tutti i giorni della mia vita,/ e abiterò nella casa del Signore / per lunghissimi anni".
Troviamo facili consonanze fra questo celebre salmo e questi versi di Let it be :
"Quando mi trovo in momenti difficili [...] nella mia ora di oscurità / lei sta proprio davanti a me [...] C'è una [...] luce che risplende su di me [...] fino a domani".
La ricerca dell'amore fra i popoli, della concordia, della speranza è la preghiera di Paul... la ricerca di parole di saggezza.
In greco la saggezza si esprime con termini come sofrosyne, fronesis , e deriva dall'esperienza. Per i cristiani, la saggezza, come la sapienza, derivano dal logos, che è Cristo stesso. Egli si è fatto logos, cioè Parola fra le parole, saggezza e sapienza, ragione... Sì, Cristo si fa ragione... e non fede. Anche se ciò richiede fede. Anche l'uomo senza fede può così sperare, se sa amare. E l'amore per gli uomini porta all'amore di Dio:
"[...]nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni verso gli altri, Dio rimane in noi e l'Amore di lui è perfetto in noi".
(Prima lettera di Giovanni, 1Gv 4).
E con l'amore e la speranza, qualche uomo ha - poi - raggiunto la fede.

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia del 13/07/96

domenica 25 novembre 2007

6. I Beatles e la fede

George Harrison scrive una canzone, che qui riportiamo, intitolata The inner Light: "Senza uscire di casa/posso conoscere tutte le cose dela terra./ Senza guardar fuori dalla finestra/ potrei conoscere le vie del cielo./ Più lontano si viaggia, meno si conosce,/ meno si conosce veramente./ Senza uscire di casa/ potete conoscere tutte le cose della terra./ Senza guardare fuori dalla finestra/ Potete conoscere le vie del cielo [...] Arriva senza viaggiare/ Vedi tutto senza guardare./ Fai tutto senza fare". Questi versi fanno diretto riferimento al Tao Te Ching (il Libro della Via e della Virtù), che appartiene alla letteratura religiosa cinese, e precisamente al taoismo (III sec. a. C.). Già in Within You Without You abbiamo notato una tendenza religiosa, volta soprattutto all'interiorità, alla profonda meditazione tipicamente orientale. Fu Lao-Tze a fondare le basi filosofiche del taoismo nel VI secolo a. C., ma sino al II secolo a. C. non si può parlare di taoismo come religione strutturata, imperniata sull'autonomia individuale legata soltanto ai cicli naturali.
L'interiorità è talmente importante da annullare in sé l'esteriorità: il tao è il divenire di ogni cosa, causato dall'alternarsi del principio femminile - freddo e passivo - (yin) con quello maschile - caldo e attivo- (yang). Da questo movimento ha origine ogni esistente, ogni individuo che reca già in sé tale opposizione (essere/non-essere; vivere/morire): conformandosi al tao, ognuno senza muoversi più (wu-wei) muta, senza agire progredisce.
Dice Harrison: "Arriva senza viaggiare/ Vedi [...] senza guardare/ Fai [...] senza fare".
In cinese tao significa "via", ed è un concetto presente già nel confucianesimo, ove indicava un rigoroso principio di comportamento sociale nell'etica religiosa.
Un trionfo religioso dell'Oriente possiamo ascoltare nel celebre testo di Harrison My Sweet Lord: "Mio Dolce Signore/ Mio dolce Signore/ Hm [...] Voglio davvero vederti/ Voglio davvero stare con te/ Davvero voglio vederti, Signore/ Ma ci vuole così tanto tempo, mio Signore/ Mio dolce signore Hm,/ [...] Hm, mio signore/ Voglio davvero conoscerti/ Davvero voglio andare con te/ Davvero voglio mostrarti, Signore/ Che non ci vorrà molto, mio Signore (hallelujah)/ Mio dolce Signore (hallelujah)/ Hm, mio Signore (hallelujah) [...] Voglio davvero vederti [...] Ma ci vuole talmente tanto tempo, mio Signore (hallelujah) Mio dolce Signore (hallelujah)/ Hm, mio Signore (hallelujah)Mio, mio, mio Signore (hallelujah)/Voglio davvero conoscerti (hallelujah)/ Davvero voglio andare con te (hallelujah)/ Davvero voglio mostrarti Signore (aaah)/ Che non ci vorrà molto, mio Signore (hallelujah)/ Hmm (hallelujah)/ Mio dolce Signore (hallelujah) Ohhm, mio dolce Signore (krishna, krishna)/ Oh-uuh-uh (hare hare) Davvero voglio vederti (hare rama)Davvero voglio stare con te [...] Ma ci vuole così tanto tempo, mio Signore (hallelujah)Hm, mio signore (hallelujah)Mio, mio, mio signore (hare Krishna)/Mio dolce signore (hare Krishna)[...] Hm, hm (Gurur Brahma) [...] (Gurur Vishnu)/ Hm, hm (Gurur Devo)/ Hm, hm (Maheshwara) [...] (Gurur Sakshaat) [...] Parabrahma) Mio, mio, mio signore (Tasmayi Shree)/ Mio, mio, mio, mio signore (Guruve Namah) [...] (Hare Rama) /A svanire[...]"
Proseguiamo ora nella nostra analisi del linguaggio religioso utilizzato da Lennon- Mc Cartney: in Happiness is a warm gun leggiamo: "Madre Superiora, parti prima del colpo". Così John Lennon chiamava Yoko Ono in privato... Madre Superiora... In The Ballad of John and Yoko compare spesso l'invocazione "Cristo! Sapete non è facile [...] Finiranno col mettermi in croce [...] Ho detto cerchiamo solo di ottenere un po' di pace [...] La notte scorsa la moglie ha detto, oh ragazzo, quando sei morto/ Non porti con te nient'altro che la tua anima/ Rifletti [...] I giornali han detto [...] Sembran proprio due Guru travestiti".
Un panteismo cosmico emerge inoltre in Because, che rileggeremo la prossima volta, di Lennon-Mec Cartney.

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia del 29/06/1996

5. Dio e i Beatles

I Beatles, nei testi di John Lennon e Paul Mc Cartney, ci presentano anzitutto modi di dire del linguaggio religioso comune. Il dear di "Oh dear, what can I do?" (da Baby 's in black) corrisponde al nostro "mio Dio": "Oh mio Dio, cosa posso fare?". "Oh, io credo in ieri" (da Yesterday) è l'affermazione di una sorta di fede nel felice passato, ove l'amore era corrisposto.
E' soprattutto George Harrison, tuttavia, a scrivere testi di profonda religiosità. In Within you, without you, il rapporto fra legge divina e mondo reale è affrontato con un respiro che sa d'Oriente:
"Parlavamo/ dello spazio tra tutti noi/ e della gente/ che si nasconde dietro un muro di illusione./ Non intravede mai la verità/ poi è troppo tardi/ quando va nell'aldilà./ Parlavamo/ dell'amore che tutti potremmo condividere/ quando lo troviamo/ fare del nostro meglio per tenerlo lì./ Col nostro amore [...] potremmo salvare il mondo/ se solo sapessero./ Cerca di capire che è tutto dentro di te/ Nessun altro può farti cambiare/ E capire che in realtà sei soltanto molto piccolo, / e la vita scorre dentro di te e fuori di te./ Parlavamo/ dell'amore che è diventato così freddo a delle persone,/ che ottengono il mondo e perdono l'anima./ Loro non sanno/ non capiscono./ Sei uno di loro?/ Quando hai visto oltre te stesso/ allora puoi scoprire che la pace della mente è lì/ che aspetta/ e verrà il tempo in cui capirai che siamo tutti/ un'unica cosa,/ e la vita scorre dentro di te e fuori di te".
Lennon e Mc Cartney parlano di un "magico viaggio del mistero" in Magical Mystery Tour e, sia pur alludendo ai viaggi avventurosi di moda alla fine degli anni sessanta, indubbiamente è qui usata ancora una volta una terminologia legata all'irrazionale, con un linguaggio che pone l'uomo a contatto col mistero che lo origina e che sempre lo attende al varco. Così anche Lady Madonna, pur rappresentando la tipologia comune della donna, come Mc Cartney ebbe a precisare nel 1986, inevitabilmente assolve a questo compito, facendo uso del linguaggio religioso, ricorrendo persino alle iniziali maiuscole e ad alcune immagini allusive:
"Lady Madonna [...] Pensavi che i soldi venissero dal cielo? [...] Domenica mattina avanza furtiva come una suora [...] Lady Madonna, il bimbo al tuo seno ".
Un esplicito cenno di Lennon-Mc Cartney al libro sacro delle religioni giudaica e cristiana si trova, infine, ascoltando Rocky Raccoon:
"Rocky [...] si sistemò nella sua stanza/ e ci trovò solo la Bibbia [...] lasciata senza dubbio/ per aiutare il buon Rocky a riprendersi".

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia del 15/06/96

4. Il mito ieri... e oggi

"E così, così, tu credi di poter raccontare il Paradiso dall'Inferno/ cieli azzurri dal dolore./ Riesci a narrare di verdi campi/ da un freddo binario d'acciaio? "
(da Wish you were here)
Con questa domanda, che può far nascere speranze, riprendiamo il nostro viaggio nella musica rock, ancora una volta prendendo in prestito le parole dei Pink Floyd, un gruppo che è, per antonomasia, un mito. Già, un mito. Non possiamo però prima sottrarci al compito affidatoci, che consiste nell'analizzare il legame uomo-Dio, proprio trovandoci dinanzi a questo termine.
In greco, mythos indica una forma di pensiero di carattere irrazionale; mentre il logos è il discorso razionale, il mythos narra, con la fantasia, le vicende riguardanti gli dei, le origini del mondo e il legame dell'uomo con ciò che a lui è superiore (inizialmente inspiegabile con il logos).
Gli egizi fecero del Nilo un mito: dipendevano infatti dal legame fruttuoso e necessario col loro fiume per l'irrigazione delle desertiche terre sulle quali vivevano; temevano inoltre le frequenti inondazioni che causavano la rovina improvvisa di molti uomini. Anche il sole divenne un mito, destinato a perdurare ancor più a lungo, per la sua inavvicinabilità, la sua (quasi) trascendenza...
Tutti conoscono gli approdi armoniosi e leggiadri della mitologia nella Grecia classica. Finché, un giorno, Platone spostò la funzione del mito: esso divenne un racconto, non fu più una fede religiosa: nel V secolo a. C. era stata imposta come religione ufficiale , in Grecia, la mitologia omerica ed esiodea e con severità venivano puniti coloro che non la professavano, come i filosofi, sospettati di allontanarsene e di allontanare i loro discepoli (da Senofane a Socrate e Platone...). Il mito divenne un racconto destinato verosimilmente a spiegare l'inspiegabile: il mito platonico della caverna spiegava la conoscenza imperfetta dell'uomo che è anamnesis, reminiscenza, il riflesso nel mondo sensibile di ciò che l'anima ha visto nel mondo intellegibile.
Evemero da Messina disse che il mito di Ercole, ad esempio, non è che il legame consistente in un ricordo amplificato con ciò che era stato, in vita, un grande re, che organizzò un risanamento del suo paese in dodici fasi (una manovra economica riuscita...): esse divennero le dodici fatiche!
Quando le esperienze sono passate vengono rimosse (quelle negative) o mitizzate (quelle positive). Ancora oggi ciò avviene. I nostri miti (termine vivo più che mai) sono anche presenti nel rock.
Dal prossimo intervento ci occuperemo, per alcune puntate, di quel mitico gruppo, i Beatles, che ha segnato la fede di generazioni nelle cose passate, esaltando l'amore sopra ogni valore, con versi come
"Oh, I believe in yesterday".

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia del 20/04/96

3. Con i Pink Floyd... a cercare Dio

Rileggiamo ancora i testi dei primi Pink Floyd in cui compaiono vive immagini, nelle quali cerchiamo la presenza del legame uomo-Dio.
E' interessante notare quale nome sia stato dato al gatto della canzone Lucifer Sam... è qui evocato un travaglio interiore, che "faustianamente" pone l'autore in relazione col sacro, sia pure in modo simbolico. Si parla poi di totem in Che cosa sia più luce: il ruolo del totem è fondamentale nello studio delle origini della religione ( come scrive S. Freud in Totem e Tabù).
Ma continuiamo a scorrere queste parole che a qualcuno evocano anche la musica associata:
"C'è chi nasce e chi muore sotto l'infinità del cielo"
(da Childhood's End)
"Ma tu sei l'angelo della Morte"
(da Free four)
Col brano tratto da Breathe, che recita
"Il rintocco della campana di ferro ricorda ai fedeli di inginocchiarsi ad ascoltare le magiche note sommesse",
l'aria emana realmente aromi di incenso tipici di una sacralità tradizionale (forse un po' bigotta) vissuta con solennità grave.
In Welcome to The Machine il canto fa riferimento a un manuale da boy scout...
Ma il vertice rigoglioso e sereno della spiritualità inconscia (o anche conscia...) dei Pink Floyd della prima generazione si trova in questi versi:
"Ho guardato oltre il Giordano e ho visto [...] il Signore è il mio pastore, nulla mi mancherà. Mi fa giacere disteso attraverso verdi pascoli, mi conduce presso le acque quiete, con coltelli lucenti mi solleva l'anima [...] Egli ha grande forza";
i versi sono tratti da Sheep, ove è esplicito il riferimento al Salmo 23 (22).
A questo punto i miei lettori increduli possono anche cambiare idea... Ma ci sono per loro ancora alcuni riferimenti:
"Dimmi la verità, dimmi perché Gesù fu crocifisso?"
è l'agghiacciante domanda posta nei versi di The Post-War Dream.
Un'amara esperienza si legge in Your Possible Pasts:
"Gente fredda e pia ci teneva in pugno. Ci insegnavano a [...] pregare".
Tuttavia il riferimento a Cristo è sempre vivo:
"Gesù, Gesù ma perché poi a provare a far filare quei piccoli ingrati?"
(da The Hero's return).
Meglio Cristo che la sua chiesa...
In conclusione, le parole si fanno preghiera negli inconfondibili suoni e ritmi delle canzoni dei Pink Floyd:
"Anima tesa che impara a volare [...] Non posso staccare gli occhi dal cerchio dei cieli. Ammutolito ruota un [...] essere terreno [...] io [...] sopra il pianeta, un'ala e una preghiera [...] stato d'estasi [...] Ora ho visto gli avvertimenti, urlano da ogni parte. E' facile ignorarli e Dio sa se ci ho provato. Tutta questa tentazione, la mia fede s'è trasformata in menzogna [...]"
(da Learning to fly).
L'amarezza e il senso di colpa per una religione che chiama e non risponde ancora si assapora nei versi
''Quando il Giusto se n'esce dalla porta. Non ci sarà salvezza nei numeri''
(da Lost For Words).


Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia il 24/02/1996

2. Il legame uomo-Dio per i Pink Floyd

Il legame uomo-Dio è "ascoltato" dai giovani molto intensamente ma senza consapevolezza piena. I canali preferiti sono indubbiamente quelli inconsci... Anche nella musica e nei testi a noi più cari, laddove meno ce lo possiamo aspettare, c'è un canale che porta a Dio. Fin qui poca meraviglia può destare una tale affermazione. Ma certamente più interessante si fa il discorso se parliamo ai giovani di musica rock che per generazioni e generazioni si può considerare pane quotidiano (sempre fresco!). Qualche mese fa, senza volerlo, ho suscitato dello stupore in un mio studente facendogli notare che un appiglio del legame uomo-Dio (legame con le origini che, a detta di Lattanzio nelle Divinae Institutiones, IV, 28, dà origine al termine "religione", cioè da re-ligo) si trova anche rileggendo (da re-lego altro etimo del termine "religione" tratto da Cicerone in De natura deorum, II, 28) i testi dei Pink Floyd! Scettico sino alla dimostrazione, il mio studente ha dovuto esclamare poi l'ormai fatidico "Non ci posso credere!" quando ha rivisto con me testi di Syd Barret come questi:
"Giove, Saturno [...] Nettuno, Titano [...]" (da Astronomy Domine)
"Gesù sanguina [...]"
(da Take up Thy Stethoscope and Walk)
"[...]formulare una domanda al cielo/ O mio Dio saranno tristi per me? [...] O Dio qualcosa nel cielo mi attende [...] (da Corporal Clegg)
"Ora guardo alto verso il cielo [...] angelo [...] campana [...] oh Dio devo starmene a casa [...] e poi il cielo si apre su di te"
(da Late Night)
"Mormoni rubati [...] visione magica evocata da lingue di fuoco"
(da Burning bridges)
"Il cielo ha mandato la terra promessa [...] via giusta [...] perché è l'ora [...] un ventre gelido mi soffia nell'anima. Qualcuno ha mandato la terra promessa" (da Wots?... Uh! The Deal)
Si tratta di religiosità fusa con un suggestivo naturalismo, che affonda con le sue radici inconsce nelle verdi radure culturali dell'ebraismo cristianizzato. Ma si notano anche riferimenti alla religione mitologica.
Basti questo, per ora, fermo restando che il bello deve essere ancora qui letto e riletto...

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia del 24/02/1996

1. Per un nuovo ascolto

Non sono mancati, nella storia del Cristianesimo, integralisti che propongono un'accanita ricerca delle origini del male invece di occuparsi del bene presente anche nel male stesso (si pensi all'insegnamento del libro di Giobbe).
Non intendo affatto disconoscere l'apporto alla riflessione sul male, in tutte le sue sfaccettature, dato da pensatori come Kant o Solov' ev, fino a Pareyson. Occorre tuttavia distinguere fra male e male. V'è la fragilità, la debolezza, l'inevitabile corruttibilità della natura umana; v'è poi la volontà di giungere, anche attraverso il piacere pur effimero, al male, e promuovere la violenza. Qui ovviamente la volontà vi aderisce e perciò queste forme di male sono deprecabili e si devono combattere, senza demonizzarle oltremodo! Esse sono già, di per sé, diaboliche. Ricordiamo che il termine "diavolo" deriva dai termini greci dia e ballo, e significa "gettarsi fra", cioè originare un "ostacolo", quell'ostacolo che si frappone, in una visione religiosa cristiana, tra uomo e Dio.
Non si deve però esagerare nella demonizzazione.
Il termine greco daimon indicava un essere divino protettore: il demone di Socrate è il suo spirito-guida. Il termine analogo nel giudaismo indica uno spirito maligno. Insomma diavolo e demonio sono termini che indicano l'origine del male, e non una magica forza soprannaturale che si sostituisce a Dio stesso. Il diavolo non è una divinità! Altrimenti si torna allo gnosticismo o al manicheismo. Nella visione cristiana, invece, Dio redime, vince il male, pur non eliminandolo. Perciò non è conveniente, per alcuni cristiani, fare riferimento più al male che a Dio stesso. Così facendo, il male stesso diventa un idolo, una sorta di divinità.
Ad esempio, credo che l'interesse per gli argomenti di demonologia, da parte di molti cristiani, sia troppo acceso, anzi rovente... Mi riferisco a pubblicazioni sul Rock'n'Roll in cui si parla della violenza alla coscienza attraverso i messaggi subliminali dei testi e della musica rock. Il termine Rock'n'Roll che, nel gergo statunitense, è usato per indicare l'unione sessuale, scandalizza troppi perbenisti fra i cristiani. Sono probabilmente quei cristiani che preferiscono raduni come quello del Family Day e che demonizzano altri tipi di unione sessuale o civile. Sono sedicenti cristiani che amano tanto la famiglia così da averne originate, nel corso della loro vita, almeno due. Tra questi e altri "benpensanti", troviamo anche chi pensa che il rock possa incidere a livello inconscio. A queste persone, qui risponderò. E lo farò rilevando quanto vivo sia, saltando certi "ostacoli" presunti, il legame uomo-Dio anche nella musica rock.
Sono deciso nel credere che occorrano contorsioni mentali per cogliere tali messaggi subliminali, dato che essi sarebbero riconoscibili, da chi conosce le lingue, e solo sentendo al contrario i brani...
Perciò buona lettura per un nuovo ascolto... ma intelligente.

dcop



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aggiornamento del 27.12.11

Dario Coppola, animatore liturgico a Torino e dintorni dagli anni Ottanta

Breve profilo biografico - Nato a Torino nel quartiere 1 denominato Crocetta e battezzato nella chiesa di San Secondo, ha trascorso l'infanzia nel quartiere di Borgo San Paolo trasferendosi poi nella zona Lingotto-Mercati Generali corrispondente ora al Borgo Filadelfia di Torino, dove  è entrato fin da bambino nella vita della Parrocchia Madonna delle Rose. Qui ha  partecipato, in particolare, alle attività musicali, dal 1976, entrando nel coro dei bambini come corista e solista. Dal 1980 al 1982 ha fatto parte del Complesso vocale polifonico Musica Laus  diretto dal domenicano Padre Luigi Mulatero, del quale è divenuto discepolo e poi sostituto  cantore e organista fino al 1984; in questa circostanza, nel 1980, ha fatto anche parte, come corista, del cast dell'opera teatrale di Pier Paolo Pasolini Calderon, in scena al Carignano di Torino per la regia di Giorgio Pressburger. Dal 1984 al 2007 ha svolto il servizio di organista-cantore titolare e direttore delle assemblee liturgiche a: Madonna delle Rose di Torino; a Firenze, dove ha vissuto un anno a San Marco studiando dai Padri Domenicani, in particolare alla scuola del Padre Tito Centi, del francescano Padre Lino Randellini e dell'attore Franco Scandurra;  quindi ha vissuto, per quasi cinque anni, nella città di Chieri (TO) a San Domenico studiando Filosofia e Teologia; qui ha inoltre lavorato, dal 1987 al 1991, nel Duomo  (Santa Maria della Scala), con la Commissione Liturgica e  con i Gruppi Famiglia, accanto a Mons. Gianni Carrù. Nel 1988, si è occupato della pastorale giovanile e liturgica nella Parrocchia San Cristoforo di Vercelli, allora retta dai Padri Domenicani. Ha frequentato, proprio in quegli anni,  la FIST di Torino, studiando Liturgia col domenicano Padre Valerio Ferrua,  e l'Istituto di Musica e Liturgia della Diocesi di Torino, alla scuola di Padre Eugenio Costa jr. e Don Domenico Mosso, partecipando anche agli stages estivi in Trentino Alto Adige con il camilliano Padre Giovanni Maria Rossi e con Don Marco De Florian. Dal 1991 ha ripreso la sua attività  di direzione musicale, per volontà dell'allora Priore della Comunità dei Frati Domenicani di Madonna delle Rose a Torino, Padre Mannes Calcaterra, continuando così la collaborazione col Parroco Padre Giovanni Allocco fino al 2006. Nel  contempo, dal 1992-93, è stato obiettore di coscienza per la Caritas diocesana e ha svolto il servizio civile nel quartiere Falchera di Torino occupandosi, con la direzione di Don Sergio Baravalle e di Fr. Jean Marcel Tefnin, di progetti per la promozione umana dei minori a rischio, lavorando con le agenzie del territorio, in particolare con la Circoscrizione 5, i Servizi Sociali, la Biblioteca Civica Falchera e la Parrocchia Gesù Salvatore.  Dal 1993 al 1996 ha collaborato col giornale di quartiere "Gente di Falchera".  Nel 1995 ha pubblicato il libro "Per una nuova scelta" per l'editore Maremmi di Firenze. Nel 1996 ha scritto, sulla vita culturale cittadina, per la testata "Corriere di Torino e dintorni" dell'editore  Giovanni Cordero, diretta da Ennio Pedrini, realizzando interviste e curando la rubrica Religione e Società.   Dal 1997 al 2007 ha diretto la corale della Parrocchia Madonna delle Rose di Torino. Dal 2007 al 2009 ha collaborato per l'animazione liturgica, a Torino, nella chiesa del Monte dei Cappuccini e nella Cappella del CTO e, a Venezia, nella Basilica SS. Giovanni e Paolo, dove ha effettuato anche attività concertistiche.   Svolge tuttora a Torino le mansioni di direttore dell'assemblea e organista-cantore nella chiesa di Santa Teresa d'Avila (dal 2011), nella parrocchia di San Giorgio Martire (dal 2008) e, periodicamente, nella parrocchia dei Frati Domenicani di Santa Maria di Castello a Genova (dal 2009). E' organista della parrocchia della Crocetta, Beata Vergine delle Grazie (dal 2010), retta dal vescovo ausiliare di Torino  Mons. Guido Fiandino. Collabora dal 2011, occasionalmente, come organista e animatore liturgico a Torino anche con la chiesa dell'Ospedale Molinette, la parrocchia Gesù Adolescente e quella della Natività di Maria Vergine di Pozzo Strada. Ha composto vari testi e canti per le assemblee liturgiche, fra i quali ricordiamo Inno alla Madonna delle Rose (2002) e Inno a San Giorgio martire (2010) scritto in collaborazione con l'organista Stefano Marino.

"Sono stato onorato di ricevere recentemente dal grande Domenico Machetta alcune pubblicazioni e CD, con tanto di dedica. Grazie a lui per i testi e le sue musiche inconfondibili che ci ha donato in tanti anni. Con molta stima e riconoscenza!"
Dario Coppola

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