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domenica 25 novembre 2007

2. Il legame uomo-Dio per i Pink Floyd

Il legame uomo-Dio è "ascoltato" dai giovani molto intensamente ma senza consapevolezza piena. I canali preferiti sono indubbiamente quelli inconsci... Anche nella musica e nei testi a noi più cari, laddove meno ce lo possiamo aspettare, c'è un canale che porta a Dio. Fin qui poca meraviglia può destare una tale affermazione. Ma certamente più interessante si fa il discorso se parliamo ai giovani di musica rock che per generazioni e generazioni si può considerare pane quotidiano (sempre fresco!). Qualche mese fa, senza volerlo, ho suscitato dello stupore in un mio studente facendogli notare che un appiglio del legame uomo-Dio (legame con le origini che, a detta di Lattanzio nelle Divinae Institutiones, IV, 28, dà origine al termine "religione", cioè da re-ligo) si trova anche rileggendo (da re-lego altro etimo del termine "religione" tratto da Cicerone in De natura deorum, II, 28) i testi dei Pink Floyd! Scettico sino alla dimostrazione, il mio studente ha dovuto esclamare poi l'ormai fatidico "Non ci posso credere!" quando ha rivisto con me testi di Syd Barret come questi:
"Giove, Saturno [...] Nettuno, Titano [...]" (da Astronomy Domine)
"Gesù sanguina [...]"
(da Take up Thy Stethoscope and Walk)
"[...]formulare una domanda al cielo/ O mio Dio saranno tristi per me? [...] O Dio qualcosa nel cielo mi attende [...] (da Corporal Clegg)
"Ora guardo alto verso il cielo [...] angelo [...] campana [...] oh Dio devo starmene a casa [...] e poi il cielo si apre su di te"
(da Late Night)
"Mormoni rubati [...] visione magica evocata da lingue di fuoco"
(da Burning bridges)
"Il cielo ha mandato la terra promessa [...] via giusta [...] perché è l'ora [...] un ventre gelido mi soffia nell'anima. Qualcuno ha mandato la terra promessa" (da Wots?... Uh! The Deal)
Si tratta di religiosità fusa con un suggestivo naturalismo, che affonda con le sue radici inconsce nelle verdi radure culturali dell'ebraismo cristianizzato. Ma si notano anche riferimenti alla religione mitologica.
Basti questo, per ora, fermo restando che il bello deve essere ancora qui letto e riletto...

Questo articolo di Dario Coppola è stato pubblicato sul Corriere di Torino e della Provincia del 24/02/1996

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